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Da una finestra grande (o forse io troppo piccolo) si vede il mare in burrasca; anni dopo imparo a nuotare direttamente con l'inganno. Un giro in barca al largo e poi tutti a mare, senza salvagente. La paura dei pesci grossi e del fondo che non si vede e non si tocca.
Manani porta scarpe strette e consumate, e gli fanno male i piedi.
La nonna prepara il formaggio mettendo alla sera, fuori dalla finestra, la scodella del latte con il caglio. La mattina lo rompe col cucchiaino.
La trebbiatrice fa un rumore infernale per tutto il giorno, solleva muri di polvere e gli uomini sopra gridano. Devono finire. Vedo le pulegge, vedo la paglia volteggiare, sento la puzza della nafta e solo la sera tardi c'è quiete.

Un bastone di legno, tre ombrelli, un pallone da basket e due di calcio, un tavolo bianco da picnic, la pompa della bicicletta, sacchetti in numero imprecisato, un cuscino, un calzino spaiato, un ombrellone, una scatola di diapositive, una macchinina, carte di yugioh sparse, briciole in quantità industriale, granulini omeopatici sparsi, stradario di genova, un piccolo cubo giocattolo rosa, un babacino personaggio imprecisato, una scopettina e la sua paletta rossa.
[Ultimo inventario eseguito: 20 maggio 2008]
Nel cartello vicino alle casse della mensa c'è scritto:
per pane si intende:
- due bocconcini di pane
oppure
- due pacchetti di grissini
oppure
- due pacchetti di cracker
oppure
- una fetta di pane
ogni pezzo in più verrà conteggiato separatamente.
Ognuno ha i suoi piccoli riti la mattina. Questa la mia sequenza, praticamente sempre uguale.
Sveglia
E' automatico, mi sveglio sempre una decina di minuti prima che suoni. Per scaramanzia ogni sera imposto la sveglia alle 7 e quando suona allungo la mano, la spengo, e mi rigiro nel letto. La sveglia mi ricorda solo che posso ancora stare al calduccio per una quindicina di minuti. A crogiolarmi tra il risveglio e la colazione. Mi alzo e a occhi chiusi infilo le ciabatte sistemate la sera prima nella posizione giusta davanti al letto. La colazione è regolarmente fatta in pigiama, al massimo il pile nelle stagioni fredde. Prima tappa in cucina.
In cucina
La prima cosa che faccio, arrivato in cucina, è guardare sul pc il meteo, le previsioni locali e l'immagine del satellite, e dare un'occhiata alle notizie su Repubblica (pc 24x7 sempre acceso e connesso alla rete). Non si sa mai che ci sia qualche novità importante, qualche evento da non perdere. In qualche modo mi tranquillizza sapere che il mondo c'è ancora, che non è stato distrutto da qualche calamità mondiale e non è successo nulla di rilevante e sconvolgente e quindi posso procedere col rituale mattiniero.
Preparazione della colazione
Caffettiera grossa e pentola del latte sul fuoco. Al minimo. E' tutto calcolato.
In bagno
In bagno per le operazioni di rito. La doccia la sera prima quindi la mattina solo per i dettagli (barba, viso etc...). Il tempo giusto per tornare in cucina.
La colazione
Quando torno dal bagno la colazione è pronta senza che il latte sia andato fuori pentola. Preparo la tavola con la tazza grande per me e cucchiaio grande, tazza piccola e cucchiaino per la consorte. Per lei zucchero, per me miele e pane secco. Il mio caffelatte deve essere del giusto colore e tonalità e per questo devo seguire un ordine specifico: prima il caffè poi il latte, così controllo meglio la mescolanza. Il primo sguardo in cagnesco quotidiano è proprio sul caffè. Ci si controlla in modo scientifico su chi ne prende di più. Me ne accorgo se ha colorato poco il latte. Per evitare la discussione cerco di prendere per primo il caffè. Sembra complicato ma in realtà non lo è, è una questione di abitudine. Di solito di caffè ne resta sempre un po' e quindi chi finisce prima è autorizzato fare il bis; è una regola non scritta ma applicata in modo rigoroso. Nel bis non metto né zucchero né miele, lo prendo rigorosamente amaro. L'altro si prende il residuo, il fondo della caffettiera. Stiamo valutando se prenderne una più grande, forse è troppo piccola.
Vestizione
Dopo colazione mi vesto. Non faccio mai molto caso a cosa metto. Quello che capita, senza grandi improvvisazioni, rovistando in qualche cassetto.
Verso il lavoro
Esco di casa e giro per il quartiere alla ricerca dell'auto. Solo dopo sforzi mentali inauditi riesco a ricordare dove ho parcheggiato la sera prima. Di tanto in tanto mi piace cambiare percorso, trovare strade nuove o semplicemente per vedere un panorama diverso. Mi incuriosisce il fatto di quante strade nuove ci possono essere in un tragitto relativamente breve. Unica regola: il percorso che faccio deve impiegare lo stesso tempo (o inferiore) del percorso precedente. Se non soddisfa questo requisito, dopo un paio di tentativi lo abbandono. Da poco ho scoperto una variante interessante: attraversare un autolavaggio, di quelli fai da te. Di fatto è una lieve infrazione, un piccolo contromano (50 metri, l'autolavaggio la mattina presto è sempre vuoto) ma con questo piccolo stratagemma riesco a saltare ben due incroci e un semaforo. E arrivo giusto giusto al lavoro. A cercare un nuovo parcheggio.
E voi, quali sono i vostri riti ?
Di solito i libri li scelgo sfogliandoli. Quando vado in libreria prendo in mano un libro, lo sfoglio e leggo a caso qualche frase, rigirandolo tra le mani. Mi lascio guidare dal caso e dall'ispirazione del momento. E' un periodo che non mi piace leggere libri con lunghe storie, tanti personaggi, dialoghi che durano una vita. Preferisco i libri con tante piccole storie che iniziano e finiscono nel giro di qualche pagina. Come una ciliegia pilucco storie senza dovermi sforzare di ricordarmi trame e situazioni complicate, tanto so che non potrei ricordarmi tutto.
Nei giorni scorsi ho comprato due libri.
ALZAIA. Di Erri de Luca. Un autore che leggo da anni, mi ha sempre affascinato la sua attenzione alle parole, al loro senso e capace di guardare al loro significato da punti di vista a volte sorprendenti. ALZAIA è la corda che serve a trascinare dalla riva le barche. E come la corda trascina ecco che Erri si fa trascinare da pensieri e parole. Già con Tabucchi (Rebus) mi aveva affascinato l'idea della cinghia di trasmissione, qualcosa che lega gli istanti della vita e fa muovere gli ingranaggi del motore. Questa voglia, in entrambi, di ritrovare un senso all'andare quotidiano.
CUORI ALLO SPECCHIO. Gramellini lo leggo sulla stampa e mi piace il suo modo di raccontare. E' ironico e pieno di humor il modo con quale guarda i fatti di tutti i giorni e la politica. La domenica tiene una rubrica di cuore e mi piace leggere le lettere delle persone che confidano a lui i loro piccoli e grandi problemi. Che poi sono le storie di tutti. Spesso ritrovo una parte di me un pò in tutte le storie raccontate. Mi piace il suo modo affatto banale di dire come la pensa, anche il suo cambiare opinione, il suo essere sincero senza forzare nulla, rispettando le storie e le persone. Mi piace leggere un punto di vista diverso e in qualche modo ritrovarmi a riflettere sulle storie degli altri che somigliano tanto alle storie di tutti. Mie comprese.
A.L. ha capelli lunghi. Chiude l'ombrello e non si cura della pioggia. Sorride. Mi avvicino e ci ripariamo in due.
P. è molto stanca e si sente sola. Lavora con i piccoli. Ha un cuore grande, immenso.
A. ha quattro figli. Lavora di giorno e la sera studia all'università. A giugno parte per l'India. Da sola. Quando torna farà il trasloco fuori città.
D. ha occhi grandi. Forse non è più sola, o forse ha trovato l'amore. Ma lo sguardo è diventato un poco più triste.
G. è sempre pieno di idee. Ogni giorno pensa a nuovi gadget per la sua passione: la fotografia.
Oramai sei un veterano delle settimane fuori casa.
Ricordo ancora la tua prima volta, verso i quattro anni. A casa ti eri portato un amico, avevate giocato fino all'ora di cena. Poi arriva il papà del tuo amico e a bruciapelo ti chiede:
- vuoi venire a dormire da noi ?
E tu a guardarti intorno incredulo. Non eri pronto tu, non eravamo pronti noi. In fondo non sapevi neppure cosa volesse dire, se non prolungare ancora per qualche ora il gioco con l'amico. Ne parliamo velocemente in corridoio: non avrai papi la sera e la mamma che ti addormenta, devi vestirti da solo e e e... le raccomandazioni di rito. Fatte più per dovere di genitore che per necessità e convinzione. Ci pensi un pò e, serissimo, senza la minima esitazione dici:
- ACCETTO
Dal tono non ci sono dubbi, la sicurezza che hai dentro quasi mi fa impressione. Dopo questa tua prima volta si sono susseguite altre occasioni, anche più lunghe. Ogni volta le solite raccomandazioni. Ogni volta la tua contentezza ti fa fare salti di gioia e di emozione, ogni volta ti fa sentire un po' più grande, la sicurezza in te e la tua autostima si avvertono, sono palpabili.
Ma anche ogni volta ritorni nella tua casetta più consapevole e più maturo per come sai gestire la lontananza, le cose che ti porti e le riporti, l'emozione del distacco e del ritorno. E ogni volta torni alla tua camera e al tuo lettino, ai tuoi giochi e sai che lì c'è casa.