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Ieri pagella di metà anno. Molto bella a dire la verità. Gli avevo sempre detto che non interessa il bel voto, mi interessa vedere che si impegna, che studia. E l'ho visto tutto il suo impegno. E quindi bisognava festeggiare: una bella torta gelato-tirami-su, che si è sbafato a più riprese senza fiatare.
Baby branzino se la cava anche se le maestre dicono che si aspettano qualcosa di più. Se interrogato risponde, risponde bene, con buona proprietà di discorso e linguaggio, sa le cose, ma loro vorrebbero che si interessasse di più, fosse più attivo. Credo (dai discorsi che a volte ci facciamo) che a lui freghi nulla di storia, scienze, geografia, etc etc... le fa per dovere e non perchè interessato allo studio. A lui piace stare in compagnia dei suoi amici, ritrovarsi e giocare con loro. Non la vedo per nulla bene dal punto di vista dello studio, a dirla tutta.
Poi parlando con il mio collega G. mi fa osservare che baby branzino fa quello che gli piace (sport sopratutto) e riesce fare bene anche quello che non gli piace, cosa voglio di più ? Ha ragione.

CORSO DI LAUREA IN INGEGNERIA
Un professore di termodinamica ha assegnato un'esercitazione agli studenti del suo corso di laurea. Il compito consisteva in una domanda:
"L'inferno è esotermico (libera calore) o endotermico (assorbe calore)? Sostenete la risposta con delle prove".
La maggior parte degli studenti ha cercato di dimostrare le proprie convinzioni citando la legge di Boyle (un gas si raffredda quando si espande e si riscalda quando viene compresso), o alcune sue varianti. Uno di loro, tuttavia, ha scritto quanto segue.
"Innanzitutto, dobbiamo sapere come cambia nel tempo la massa dell'inferno. E quindi abbiamo bisogno di stabilire i tassi di entrata e uscita dall'inferno delle anime. Credo che possiamo tranquillamente assumere che, quando un'anima entra all'inferno, non è destinata a uscirne. Quindi, nessun'anima esce. Per quanto riguarda il numero di anime che fanno il loro ingresso all'inferno, prendiamo in considerazione le diverse religioni attualmente esistenti al mondo.
Un numero significativo di esse sostiene che se non sei un membro di quella stessa religione andrai all'inferno. Siccome di queste religioni ce n'è più di una, e visto che le persone abbracciano una sola fede per volta, possiamo dedurne che tutte le persone e tutte le anime finiscono all'inferno.
Dunque, stanti gli attuali tassi di natalità e mortalità della popolazione mondiale, possiamo attenderci una crescita esponenziale del numero di anime presenti all'inferno.
Ora rivolgiamo l'attenzione al tasso di espansione dell'inferno, poiché la legge di Boyle afferma che, per mantenere stabile la temperatura e la pressione dentro l'inferno, il volume dello stesso deve crescere proporzionalmente all'ingresso delle anime. Questo ci dà due possibilità:
1) se l'inferno si espande a una velocità minore di quella dell'ingresso delle anime, allora temperatura e pressione dell'inferno saranno destinate a crescere, fino a farlo esplodere;
2) se l'inferno si espande più velocemente del tasso d'ingresso delle anime, allora temperatura e pressione scenderanno fino a quando l'inferno non si congelerà.
Se accettiamo il postulato comunicatomi dalla signorina XY durante il mio primo anno all'università, secondo il quale "farà molto freddo all'inferno prima che io te la dia", e considerando che ancora non ho avuto successo nel tentativo di avere una relazione sessuale con lei, allora l'ipotesi 2 non può essere vera.
Se ne conclude quindi che l'inferno è esotermico.

Una blogger mi scrive dicendo che i miei post sono dolci. Rispondo che si, in effetti sono così. Io di base sono così. Romantico forse, ma non riesco a vedere la vita diversamente, o forse semplicemente non riesco a prenderla alla leggera, così come viene. E non parlo di menefreghismo, ma semplicemente non riesco a vivere senza fare diventare ogni cosa una cosa seria. Mi suggerisce allora "potresti fare un post da lasciare tutte di stucco... senza fiato, di quelli che non hanno senso". Già, forse dovrei essere più leggero. Il fatto è che non riesco a scrivere un post cazzuto, una fregnaccia. Non ne sono capace. C'è chi è capace di raccontare barzellette, c'è chi è capace di sorridere sempre, chi è triste, chi è capace di sorridere di sè. E' una cosa built-in, innata. Non che abbia una immagine da difendere. La vita cerco di viverla e raccontarla qui, con tutti i suoi e i miei casini, incomprensioni, con tutte le sue e mie mancanze, con tutte le cose belle. Molti post raccontano dei miei passatempi, dei miei difetti, delle mie paturnie, delle mie gioie che nascono spesso da cose semplici ed eventi quotidiani. Che poi sono i casini e gli scorni della vita, eventi di tutti, nè più belli e nè più grandi. Semplicemente i miei. Certo che poi però rifletto e mi rimetto in discussione. Forse che anche qui abbiamo delle etichette, dei ruoli più o meno espressi, ci aspettiamo dagli altri un certo tipo di comportamento e vogliamo dare una immagine nostra di un certo tipo. E' che alla fine forse anche qui restiamo imprigionati nel nostro clichè, incapaci di uscirne, imprigionati nel nostro ruolo e nel nostro personaggio. Forse.
Abbiamo cominciato così: con due letti, uno più alto e l’altro più basso, reti molli e materassi sfatti, che uscivano informi dalle reti. Una caldaia da riscaldamento che non funzionava e rischiava di saltare e acqua calda a singhiozzo, un appartamento al terzo piano senza ascensore. Qualche pentola usata e poco altro. Un viaggio iniziato con una vita di viaggi. Ci si vedeva solo un giorno durante la settimana, il mercoledì. Poi c’erano i treni, c’erano le alzate di mattina presto, le coincidenze, viaggi avanti e indietro e i ritorni per il weekend. Lei lavorava e studiava ancora a Milano. Nel weekend cercavamo la camera da letto, i mobili mancanti. Cercavamo idee e modi per fare diventare la casa la nostra casa. Una casa con cassetti di roba mia, sistemata da me ma dietro c’erano le cose e l’ordine di mia mamma. Posso buttare ? posso spostare ? Ma questa casa è nostra o di tua madre ? Abbiamo cominciato così. Con tante domande e poco tempo per stare insieme. Di tempo ce n’è voluto, non è stato facile. Per me, lasciare libertà di accesso e di spostamento a tutto. Per lei di sentirsi davvero a casa sua, farla diventare davvero casa sua. Alla fine abbiamo buttato giù una parete e rifatto un pezzo di casa, ricavandone una sala ampia a nostro gusto.
E' diventata casa nostra.
BUON WEEKEND A TUTTI