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Dedicato a chi parte, a chi fa un viaggio.
Alle persone che incontriamo, a quelle che passiamo accanto nel nostro viaggio, a quelli che condividono i nostri spazi, condividono l'aria, le parole, il cuore. Ai nostri compagni di viaggio, ai viaggi di tutti i giorni. Viaggi che poi tornano. A casa.

[foto branzino]
Ripensandoci oggi devo ammettere che è stato bello, anche divertente. Era il periodo in cui questo privilegio era riservato esclusivamente ai maschi, fare il chierichetto. Le bimbette dovevano restare nei banchi con mamme e nonne, e credo un pò di invidia. Non c'erano corsi da seguire, si partiva dalla gavetta imparando dai più grandi e facendo esperienza sul campo. Chi l'ha fatto lo sa: non tutti i compiti sono uguali davanti all'altare, c'è una precisa gerarchia. Di solito si adottava il turn-over sui compiti di pari importanza per dare a tutti la possibilità di fare esperienza. I più piccoli imparavano dai più grandi facendo i lavori più semplici, una sorta di training on the job.
Tra i compiti più semplici c'era quello di portare il libro delle letture sul leggio oppure quello di porgere il fazzoletto al prete per asciugarsi le mani dopo l'offertorio. Durava un attimo e ti sembrava un compito straordinario. E ti sentivi importante.
Tra i compiti di difficoltà e importanza intermedia c'era quello di sostenere il piattello durante la comunione. Era un compito faticoso sopratutto quando la coda era lunga, il braccio doveva restare teso e fermo. Alla fine era un compito di resistenza, e qualche crampo. Con l'esperienza e il tempo uno poteva ambire a compiti più complessi, come versare l'acqua e/o il vino o entrambi nel calice. Credo che il mio svezzamento al vino sia cominciato in sacrestia. Con il vinsanto, dopo la messa, lo si prendeva per lo più di nascosto. Sapeva di buono, una sorta di aperitivo prima del pranzo.
Altri compiti di una certa rilevanza erano accendere le candele, ritirare le offerte con il bastone lungo o suonare il campanello durante le offerte. Suonare (parola grossa, si potrebbe dire strimpellare) il campanello era tra i compiti più ambiti perchè regalava la massima visibilità e regalava una certa adrenalina. Bisognava sollevarlo senza farlo tintinnare, e nel momento di massimo raccoglimento e di silenzio il suo suono forte e deciso riempiva la chiesa per ricordare a tutti la solennità del momento. O semplicemente svegliava chi si stava per addormentare. Quello sì che era un compito importante, riservato solo ai più grandi e con esperienza; occorreva abilità, tempestività e la cosa più difficile era non ridere. E doveva durare esattamente la durata del gesto del prete, non di più. Un tempo lunghissimo, credo 5 secondi al massimo. Chi sforava la prossima volta non poteva più farlo.

Crescerai
[Nomadi - Tutto a posto - 1974]
Per giocare un aquilone un gesso bianco,
il vecchio muro bastava un niente
per sorridere una bugia
per esser grande.
Crescerai, imparerai
crescerai, arriverai
crescerai, tu amerai.
Bastava un niente un campo verde
una corsa e poi a pescar sul fiume
bastava un niente per sorridere
una bugia per esser grande.
Crescerai, imparerai
crescerai, arriverai
crescerai, tu amerai
il rimpianto rimarrà
di quell'età, di quell'età.
Crescerai, imparerai,
crescerai, arriverai
crescerai, tu amerai
Crescerai, imparerai,
crescerai, tu arriverai
crescerai, amerai
crescerai, tu imparerai.
Mi ci ero affezionato e aspettavo di rivederli. Ma si cresce in fretta. Più in fretta di quello che ti aspetti. Alla fine resta il senso di abbandono da nido vuoto. C'era oramai una sorta di rispetto, di tacito accoglimento. Lasciavo in modo discreto qualche briciola e qualche pezzetto di mela sul piano vicino al nido. Quando mi allontanavo la merla saltava fuori dal nido, dove stava appiattita e accucciata quasi tutto il tempo, per prendere il cibo. L'ultima volta che li ho visti è stato venerdì sera prima di Pasqua. Facevano un baccano incredibile quando il merlo portava loro da mangiare. Facevano festa, o semplicemente reclamavano la loro parte di cibo con il loro becco giallo rivolto verso l'alto. Avevano voglia di crescere in fretta e spiccare il volo. Tornando dalle vacanze di Pasqua il nido era vuoto. Già andati. In pochi giorni hanno imparato a volare e se ne sono andati. Mi mancano.
Sulla spiaggia raccogliamo sassi per farli rimbalzare sulle onde. E contare i rimbalzi, chi ne fa di più. Corriamo avanti e indietro sul bagnasciuga con i piedi a bagno, l'acqua ancora fredda e baby branzino che mi chiede di fare le corse. C'è sempre una gara da fare, chi arriva prima sulle rocce. Con il suo sorriso e la sua semplicità riesce a intrufolarsi in una partita di pallone tra bimbi sulla sabbia. Lo guardo, scatenato e felice. Mai arrabbiato per un passaggio o un tiro mal fatto. Sempre in movimento, sudato e rosso come un peperone, col sorriso sulle labbra. Lo guardo correre. Lui non guarda mai verso di me. Non ha l'aria spersa di chi cerca approvazione nè presenza. E' felice, sicuro di sè e immerso nella partita. Lo osservo e penso che fra un pò anche lui se ne andrà. E quanto mi mancherà ? Certi momenti non dovrebbero finire mai.

nella notte ho visto un arcobaleno