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Si è accesa una piccola candela. Nel mio cuore, leggendo i vostri commenti. Tutti mi avete trasmesso qualcosa. Tutti avete contribuito ad accendere una piccola luce dentro il cuore e sento che il Natale sta nascendo, di nuovo. Ho ricevuto un regalo bellissimo. Vi abbraccio tutti, uno per uno.
Auguri di cuore a Tutti,
che sia un Natale sereno.
Vi auguro di passarlo con gli affetti che più vi stanno a cuore.
Che si possano avverare i vostri desideri più belli.
Da piccolo l'inverno era pieno di neve. Tornavo a casa con i pantaloni di ghiaccio e la zia li metteva sulla stufa di legno ad asciugare la notte. Giornate interminabili sulla slitta di legno, a partire dalla cima del paese e giù a rotta di collo sulla strada ghiacciata per vedere chi arrivava più lontano. Se andava bene, si riusciva a raggiungere il ponte che divide il paese a metà. Altre volte, in coppia sulla stessa slitta, a pancia in giù a guidare con le mani e i piedi a frenare e gridare pistaaa. Poi il Natale. Con la novena, le sere i canti di chiesa melodiosi e lenti, i salmi che annunciavano l'evento. Liturgie che a quel tempo le sentivo noiosissime ma,a ripensarci oggi, avevano fascino e preparavano l'evento. L'avvento. Periodo di attesa di una notte magica, l'attesa della nascita come si attende un tempo nuovo. E la nascita è simbolo di tutte le nascite, anche del cuore.
Oggi non lo sento il Natale. Non avverto la gioia e la magia del momento, non mi entra dentro lo spirito giusto. Vorrei sentire lo stupore della nascita, vorrei provare l'emozione e la meraviglia di un regalo della vita. Già, la Vita, di per sè un regalo sempre nuovo anche se si ripete e rinnova ogni momento. Vivo il Natale riflesso nella gioia di altri, di baby branzino principalmente. Non sento l'atmosfera, non tanto dei regali e delle luci di contorno, ma del suo significato profondo che non so più rivivere nè ritrovare. E non so trasmettergli null'altro. E mi pesa. E mi spiace prima per me e poi per non riuscire a trasmettere nulla a quelli che mi sono attorno.
Lo aspetto, lo cerco, lo cerco dentro di me. Cerco di capire, di guardare attorno, di guardare dentro di me. E mi assale l'ansia, sento il cuore freddo. Vorrei che dentro di me ci fosse la Nascita, l'emozione della (ri)nascita di un cuore nuovo, di una vita nuova, vorrei leggerezza. Ma non la trovo. E mi pesa questo (mio) essere distante, dal dover comunque fare i regali sapendo che non sono i regali a fare il Natale. Li farò perchè gli altri se li aspettano. E mi sento spaesato. Mi sento ancora più orsetto in queste feste di Natale.
In mensa si mangia davvero bene, lo avevo già scritto. Ogni giorno i piatti sono diversi e la qualità mediamente discreta. Fra i secondi c'è sempre un piatto regionale, oggi c'era la sogliola alla milanese. La scorsa settimana invece la sogliola impanata era classificata semplicemente come piatto di mare.
In coda, con i colleghi discutiamo sulla questione regionale e ironizzo sul fatto che a Milano le sogliole sono rare, e allora la qualifica regionale deriverebbe dall'impanatura, ovvero dalla modalità della cottura.
Parlando con N. mi convince che non è così. Sostiene convinto che Milano è una grande città e ha uno dei mercati ittici più importanti d'Italia. Lì, ogni giorno, arrivano i pesci (le sogliole in questo caso) ancora vivi. Li portano con delle grosse vasche. Quindi diventano sogliole di adozione, poi muoiono lì e diventano cibo e vengono pure impanate.
Alla fine, concordo nel pensare che la sogliola è un animale milanese a pieno titolo e quindi l'appellativo regionale non è tanto per il suo metodo di cottura ma per la qualifica adottiva. Non ha tutti i torti.

Dedicato a Tutti gli amici qui. Ogni persona è mio fratello, ognuno è speciale, unico. Ognuno di Voi porta dentro l'essere unico e meraviglioso che è. Grazie di cuore a Tutti.
Mio fratello e' figlio unico
mio fratello e' figlio unico
perche' non ha mai trovato il
coraggio di operarsi al fegato
e non ha mai pagato per fare l'amore
e non ha mai vinto un premio aziendale
e non ha mai viaggiato in seconda classe
sul rapido tarantoancona
e non ha mai criticato un film
senza prima prima vederlo
mio fratello e' figlio unico
perche' e' convinto che chinaglia
non puo' passare al frosinone
perche' e convinto che
nell'amaro benedettino
non sta' il segreto della felicita'
perche' e' convinto che
anche chi non legge freud
puo' vivere cent'anni
perche' e' convinto che esistono ancora
gli sfruttati malpagati e frustrati
mio fratello e' figlio unico sfruttato
represso calpestato odiato
e ti amo mariu'
mio fratello e' figlio unico deriso
frustrato picchiato derubato
e ti amo mariu'
mio fratello e' figlio unico dimagrito
declassato sottomesso disgregato
e ti amo mariu'
mio fratello e' figlio unico frustato
frustrato derubato sottomesso
e ti amo mariu'
mio fratello e' figlio unico deriso
declassato frustrato dimagrito
e ti amo mariu'
mio fratello e' figlio unico malpagato
derubato deriso disgregato
e ti amo mariu'.
[Rino Gaetano]
Si, vieni. Oggi ti spalanco la porta. Vieni, sali. Oggi non ti chiedo perchè vieni e sei qui con me. Non cercherò di mandarti via, non mi sforzerò, non mi chiederò perchè sei qui con me e come devo combatterti. Ti guarderò, in silenzio mi farai compagnia. Con te continuerò a fare le cose semplici, di tutti i giorni. Preparerò il caffè. Stirerò, leggerò e ascolterò un pò di musica. Poi mi vestirò e uscirò, comprerò i pasticcini. Quando vorrai andrai via.
Guardo Vermeer, il pittore. Dipingeva scene di vita minime, azioni quotidiane semplici. Non si chiedeva se la persona era felice o meno, nè in genere la illuminava. Anzi, si intuisce a volte che non lo erano affatto. Illuminava l'azione, la scena. Per fissare il momento, ora-qui. Azioni fatte con semplicità, senza un secondo pensiero. Tutta l'azione nel gesto semplice. Perlopiù donne, completamente immerse nelle loro azioni minime. Quadri che le ritraggono mentre leggono una lettera, fanno cucito, azioni minime. Non fanno altro, vivono il presente.

[Vermeer-la lattaia-1658]