giuba47 in Non dire gatto se no...
Seigradi in Non dire gatto se no...
Smillapiffi in Non dire gatto se no...
Smillapiffi in Non dire gatto se no...
Valeriangel85 in Non dire gatto se no...
Pimpra in Non dire gatto se no...
Dreamt in Non dire gatto se no...
pearl55 in Non dire gatto se no...
milano08 in Non dire gatto se no...
gretashocking in Non dire gatto se no...
ACQUAcristallina
Apepam
Artemisia1975
Astime
BluEle
CataniaAmoreMio
Cataplof
Ceciliaxls
cercacoccole
Chantilly
Charm
Chiara blog
Clindina
Daisi
GiardiniDiMaya
Giuba
gospelandmore
ilavi
isadee
Jame
Kat2002
Kittymol
Ladritta
ladybird80
mata63
MattinataBlu
Mella67
Mo1971
Momyone
monicamarghetti
Monocromatismo (DarkSylvia)
Occhigrigi
Passaggisegreti
Perlasmarrita
PezzidiVic
piggymiss
Qualquna
Romins
SemplicementeDonna
Sinforosa
Skappa
StruzzoNero
Sunlady
ventidiguerra
Ziacassie
oggi
luglio 2008
giugno 2008
maggio 2008
aprile 2008
marzo 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
dicembre 2007
novembre 2007
ottobre 2007
settembre 2007
agosto 2007
luglio 2007
giugno 2007
maggio 2007
aprile 2007
marzo 2007
febbraio 2007
gennaio 2007
dicembre 2006
novembre 2006
ottobre 2006
settembre 2006
agosto 2006
luglio 2006
giugno 2006
maggio 2006
aprile 2006
marzo 2006
febbraio 2006
gennaio 2006
dicembre 2005
novembre 2005
ottobre 2005
settembre 2005
visitato *loading* volte

Giocare con baby branzino è sempre piacevole e divertente, e oltre modo costruttivo. Solo che, se non sto più che attento, mi frega o comunque ci tenta. Una delle sue tattiche è quella di cambiare le regole durante lo svolgimento del gioco. Di solito il cambio di regole in corso a lui serve per acquisire e consolidare un vantaggio e sopratutto deve avere effetto retroattivo. Ma così a me non piace per nulla.
Qualche sera fa, durante la solita partita di calciobalilla pre-nanna, a punteggio 8-7 per me, se ne esce così:
- ma il goal del portiere vale 2....
- ah si iii ? e da quando ? sei sicuro ?
- si, me lo ha detto R.... siamo 9-8 per me, ti ricordi prima che...
Un'altra sua tattica è la telecronaca. Lui interpreta sia la parte del giocatore che quella del telecronista. Solo che, con il suo fiume di parole, mi manda letteralmente in confusione e perdo la concentrazione. E perdo la partita. O semplicemente perdo perchè sono scarso di riflessi e tecnica. Ma questo è un altro discorso.
Per dovere di informazione la partita, a regole costanti, l'ho persa per 10-8, con un suo recupero prodigioso.
Non posso fare altro che complimentarmi con lui, stringergli la mano come si fa con i veri campioni e dargli il bacino buonanotte. Lui sorride e va felice.
La scena è stupenda. Il protagonista (Hugues Grant-Notting Hill) percorre il mercato. La macchina da presa non stacca nemmeno un secondo da lui che passa da un banco all'altro, parla con i commercianti, con la giacca in spalla felice percorre tutto il mercato. E mentre passa cambiano le stagioni.
Primavera con la sua aria tersa, estate con i suoi frutti, autunno con le foglie e il vento, l'inverno con la neve e ancora primavera. E c'è un particolare stupendo. All'inizio della scena si vede una donna. Alla fine la stessa donna, ma con il pancione. Bellissimo, per rappresentare le stagioni della vita, il tempo che passa, le novità. E di sottofondo c'è la canzone Sunshine.
Sabato mattina dal panettiere. Ordino le spaccatelle, grissini e prendo il latte dal frigorifero. Alla cassa lei fa il sacchetto e io cerco nel portafoglio i soldi per pagare. Alla radio trasmettono Sunshine. Ci fermiamo entrambi, ci guardiamo e sorridiamo, ad ascoltare. Ascoltiamo tutta la canzone, ci raccontiamo il film, anche lei l'ha visto e si ricorda la scena.
Esco felice, basta poco per essere felici. Anche solo condividere un'emozione.
Non chiederci la parola che squadri da ogni lato [Eugenio Montale-Ossi di seppia]
l'animo nostro informe, e a lettere di fuoco
lo dichiari e risplenda come un croco
perduto in mezzo a un polveroso prato.
Ah l'uomo che se ne va sicuro,
agli altri ed a se stesso amico,
e l'ombra sua non cura che la canicola
stampa sopra uno scalcinato muro!
Non domandarci la formula che mondi possa aprirti,
sì qualche storta sillaba e secca come un ramo.
Codesto solo oggi possiamo dirti,
ciò che non siamo, ciò che non vogliamo
Da piccolo sognavo e immaginavo una casa; questo sogno e questa immagine non mi ha mai abbandonato. La scarabocchiavo sui quaderni, ancora oggi faccio così.
La casa dei miei sogni ha pareti bianche, e un grande salone. Nel salone c'è solo un lungo divano davanti alla finestra vetrata, una libreria e lo stereo che diffonde la musica nell'aria. E' una casa con solo il piano terra, con una lunga e grande vetrata sulla parete lunga. Nella casa dei miei sogni entra tanta luce, la vetrata guarda un prato di soffice erba verde. In fondo al prato c'è un bosco di betulle dal tronco bianco. Nella casa dei miei sogni si sente il mare, e guardando lontano si vede il mare.
E' come entrare nella foresta amazzonica. C'è lo stesso clima caldo e umidità altissima, soffocante. Un clima tropicale. Per non dire poi del rumore e del casino e gli odori e i profumi che si sentono. E' la nostra mensa. Buona, troppo buona forse. Ormai si è sparsa la voce, entrano persone che arrivano dalle scuole vicine e persone non strettamente autorizzate, aumentando il casino naturale che regna in ogni mensa. Le code si allungano, l'attesa ai piatti aumenta, la ricerca di posti liberi diventa un'impresa. D'altronde un pasto caldo da seduti fa sempre piacere, sopratutto se fuori fa freddo.
In mensa è come nella foresta amazzonica: sudi, ti manca il respiro, devi fare lo slalom tra spazi ristretti. Là ci sono gli alberi e le liane da evitare, qui gente che va e che viene con il suo vassoio. Si cerca di non spingere nessuno per evitare di far cadere come birilli bicchieri e piatti e posate. Occorre destreggiarsi tra vassoi, tavoli, sedie, rumore di sottofondo fastidioso che ti costringe ad alzare la voce e alimentare così il rumore con altro rumore. Rumori di una foresta amazzonica in perenne vita e frenetico movimento.
Poi c'è la teoria del mio amico collega B., grande e fine matematico. La sua teoria dice: di venerdì le gonne si accorciano. Eh si, in mensa le gonne corte (al venerdi) attirano i maschietti che d'estate vogliono portare le colleghe (libere) al mare e d'inverno nella baita in montagna, al calore del caminetto e a sciare. Non ci avevo mai fatto caso, ma in effeti è proprio così. L'osservazione ormai regge alla verifica di molti venerdi, è ormai diventata una conferma, una certezza.
E da bravo matematico, per induzione, B. conferma la tesi.
Buon weekend a tutti!
F. non invia mail, manda allegati
P. gioca a fare il piccolo manager, sempre attivo come un grillo, sorride quando parla ma il suo sorriso non mi piace
M. si crede il direttore, compra ogni anno un monitor e un pc nuovo, sta chiuso nella sua stanza e tutti lo evitano
S. ogni tanto porta dolci, fatti in casa, dolci di sapore lontano
G. con lui si ragiona sempre, con lui discuto, è un entusiasta e a volte ha idee geniali
S. aspetta una bimba, sogna il mare, non dice mai di no, arriva in bici e la parcheggia in ufficio, al secondo piano
E. è timida, non vuole spostarsi dall'ufficio, voleva andarsene ma ci ha ripensato
