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Da qualche settimana abbiamo un ospite in casa: Lizzy.
Una valigia piena di sogni

[foto branzino]
Per augurarvi uno splendido weekend
Resto lì tra i miei pensieri, a guardare a occhi chiusi, la luce del giorno che se ne va. Cerco, tra le fessure degli occhi, il raggio verde per sapere chi mi ama e quale è il mio posto nel mondo. E chi io amo. E il respiro si fa lento, entra nei miei polmoni come linfa vitale l'aria fresca. Si vede meglio ad occhi chiusi, e cerco di capire perchè sono lì, in piedi, ad aspettare. E mi accorgo che non c'è niente da aspettare, e anche le domande restano senza risposte certe. Oggi resta lì, sospesa tra i miei pensieri e il cuore, la voglia di andare via. I pensieri arrivano come scene di un film. Mi chiedo perchè ha regalato a me un orologio d'oro, a me che ho trassato e ingannato a canasta. Rivedo un bambino sotto il tavolo a guardare carosello, e poi a nanna. Rivedo mia zia che preparava il piatto di funghi fritti per festeggiare l'autunno. Rivedo una stazione Agip illuminata di notte. E tutto mi sembra uno. Mentre la luce se ne va sento che sono sereno. Ho tutto dalla Vita, il senso di mancanza e di lontananza c'è ancora ma non fa più male.
Con il mio amico e collega G imparo a leggere. Questo che segue è il frammento di un discorso (durato settimane) fra me e G., e P.. Commenti che abbiamo fatto a proposito di una foto che ho scattato alla quale dovevo trovare un titolo. Tra me e te c'è una distanza, ci separa il tempo.
Non è facile leggere. Ad un primo sguardo è una scena chiara, semplice nella sua rappresentazione. Tutto sembra immediato e comprensibile, chiaro e intelleggibile. Tuttavia, man mano che si guarda meglio, escono fuori altri piani di lettura. E tutto si fa più complicato. Emergono pensieri, interrogativi su chi è il soggetto principale. Quello che era chiaro prima diventa dubbio, si creano nuove e inaspettate possibilità. Tutto si fa più complicato sopratutto quando si deve trovare un titolo. Ogni titolo che vogliamo attribuire racconta solo una parte della verità, rappresenta solo un aspetto della scena. Ma quando ci sono più dubbi che certezze anche il titolo diventa ambiguo. E poi il titolo polarizza l'interpretazione.

Sarò grande.
Aspetto un abbraccio, forse. Aspetto tra lo stizzito e lo stupore, il desiderio dell'abbraccio.
Devo attraversare uno spazio e camminare per arrivare a te. Aspetto che venga il mio turno: per "passare dall'altra parte" e lo farà da sola. Si nasce e si muore soli, ma quando si è nati o si è morti abbiamo superato tutti gli ostacoli. Si è lì.
E penso e guardo l'abbraccio. E' magnetico. Vorrei essere tra le tue braccia.
Tra me e te c'è la gioia di un abbraccio. Tra me e te si confonde chi è il me, chi è l'altro, chi è il soggetto.
Ci sono, in fondo, tanti soggetti, tutti plausibili e ognuno con un suo significato.
Io bambina o io, l'abbracciato, l'abbracciata.

Si, son tornato. E' stata una lunga estate. Piena di cose, molto semplici da vivere e sopratutto da raccontare. Che potrei raccontare di panorami bellissimi, di laghi, di camminate in alta quota e di come ho imparato a riconoscere arturo, vega, l'orsa maggiore, il delfino e l'aquila, cassiopea, le stelle. Ho tentato di tornare al lavoro già qualche settimana fa ma poi il richiamo della vacanza è stato irresistibile: la montagna, l'aria fresca, la luce, le notti a guardare le stelle, i giochi con baby branzino, la vita a riposo. L'estate è finita quando è terminata la bottiglia di genepy che si beveva la sera, in compagnia, nel giardino di casa, guardando le stelle. Ma poi il richiamo del mare ha avuto la sua coda di vacanza (imperdibile): l'ultima nuotata tra onde altissime proprio venerdì scorso. Che mare, che luce, che aria limpida.